The following op-ed article by Barry Rubin appeared in L'Opinione Online in Italy.

 

Tagliata la testa di Hamas
Martedi, 23 Marzo 2004

Uccidendo lo Sceicco Ahmad Yasin, leader di Hamas, Israele ha eliminato il più importante leader dei terroristi, colui che ha mosso guerra contro lo stato Ebraico rendendo esplicito che il suo obiettivo era quello di distruggere lo stato di Israele e uccidere i suoi cittadini in qualunque luogo si  trovassero. Cosi facendo si ritrovò vittima del turbinio che egli stesso aveva creato. Yassin  fondò Hamas alla metà degli anni Ottanta come gruppo radicale islamico opposto a ogni compromesso di pace con Israele. Lo statuto dell’organizzazione è denso di odio a discapito degli ebrei ed i  termini che usa sono gravemente antisemiti. Mentre si impegna tra i palestinesi per arruolare aderenti per la sua causa - principalmente per identificare e manipolare psicologicamente i giovani allo scopo di farli diventare shaìd - la tattica politica del gruppo terrorista era quella di uccidere il maggior numero di israeliani possibile.

Come risultato delle sue attività, Yassin venne incarcerato dagli Israeliani. Ma Yasser Arafat, il leader dell’autorità palestinese - al tempo stesso alleato e rivale di Yassin - fece una campagna per la sua liberazione: “Io lo conosco” disse Arafat agli israeliani, “lui premerà per la fine della violenza”. Nel 1997, durante il processo di pace a Oslo, Israele diede alla richiesta di Arafat una possibilità. Ma mentre Arafat sconfessò Yassin, il leader di Hamas chiarì il suo supporto per la guerra contro Israele e la sua opposizione per ogni accordo di pace. Quando a Yassin fu permesso di viaggiare all’estero, egli andò in Arabia Saudita e in altri paesi allo scopo di ottenere denaro per la sua lotta armata. Persino l’Unione Europea ha condannato le azioni di Hamas bollandole come terrorismo.

Dopo il rifiuto della proposta di pace nel Duemila da parte di Arafat, Yassin si è riavvicinato a Fatah. Ciò che ne conseguì furono oltre quaranta mesi di guerra in Israele usando il terrorismo contro i civili come suo proprio strumento. La decisione di lanciare e continuare questa guerra - e la relativa strategia usata - ha portato grande sofferenza e migliaia di perdite per entrambe le parti. Questa decisione ha attualmente ritardato la fine per l’occupazione di Israele nella West bank e nella striscia di Gaza, causando la distruzione delle infrastrutture palestinesi e facendo perdere l’opportunità di dare vita ad uno stato palestinese.      

Lo Sceicco Yassin era soprattutto una guida spirituale di Hamas ad aveva soprattutto un’influenza politica opposta ad una influenza militare? Certamente il gruppo di Hamas non è organizzato su una base rigidamente gerarchica. Ovviamente Yassin non era colui che pianificava gli attentati nel dettaglio. Ma era colui che stabiliva le priorità, indicava i luoghi da colpire e le date in cui concentrare gli attacchi. Yassin era il leader del gruppo terroristico di Hamas tanto quanto Osama bin Laden lo è per il gruppo terroristico Al Qaeda. Inoltre, il titolo di “guida spirituale” è quello generalmente dato ai dittatori iraniani, libanesi e Hizbollah.

Perché Israele agisce contro Yassin proprio ora? Ci sono due ragioni principali. In primo luogo, Israele sta programmando il ritiro dalla Striscia di Gaza, e mente lo fa vuole dimostrare che quest’azione non significa una sua ritirata o una sconfitta. Per assicurare supporto politico alla sua mossa e dimostrare ai radicali palestinesi che questo passo non è un invito a continuare con il terrorismo Israele deve dimostrare che continua a volere e potere agire contro chi lo attacca.
In secondo luogo, Yassin è il solo leader carismatico posseduto da Hamas. Senza di lui l’organizzazione è portata a dividersi e viene resa incapace di agire in maniera efficace sul piano politico, anche se, come tutti sanno, Hamas può continuare a pianificare ed attuare attacchi terroristici.

Il potere di Hamas oggi sta crescendo anche per il disinteresse mostrato da Arafat nell’educare i suoi uomini. Ma di qualsiasi tipo saranno gli slogan, le dimostrazioni e le minacce che verranno subito dopo la morte di Yasin, il gruppo uscirà fortemente indebolito da questa scomparsa. Nel difendere il suo territorio, nei tre anni passati, Israele ha dovuto mettere in conto anche il fatto che la sua situazione è del tutto peculiare e risulta quindi difficile da capire per gli altri. Il diritto internazionale trae la sua forza e la sua legittimità dalla presenza di determinate autorità che la applicano. Che cosa deve fare un paese, quando i suoi vicini non solo si rifiutano di fermare ed arrestare i terroristi, ma addirittura danno supporto a questi terroristi che quotidianamente attaccano?

Il paese in questione non ha altra alternativa che intervenire direttamente questi protettori del terrorismo. Allo stesso modo, la diplomazia internazionale tende a considerare qualsiasi tipo di disputa risolvibile attraverso il compromesso e la negoziazione. Che cosa deve fare un paese quando Hamas espressamente dichiara l’intenzione di distruggerlo? Un’altra ipotesi sostenuta in sede politica internazionale, è che colpendo i leader dei terroristi, Israele li provoca, portandoli a reagire attaccandolo. Ma nessun incoraggiamento di questo tipo è necessario. Gli attacchi continuano in tutti i modi, in modo anche più efficace, con una leadership che gode dell’immunità per le sue azioni. Infine, non dovrebbe essere dimenticato che Israele ha già provato, in passato, a percorrere la strada indicatagli da altri paesi, dai loro politici e media.

Per sette anni ha provato in questo modo ad arrivare a un compromesso di pace non violento. Il risultato ottenuto è la presenza dell’Autorità Palestinese che funge come covo sicuro e fornisce ospitalità, finanziamenti, incitamenti ai terroristi che pianificano attacchi contro Israele. Nel tentativo di ridurre la violenza di Hamas, Israele arrivò persino a liberare lo stesso Yasin, poi diventato leader di una campagna di attacchi terroristici ancora più cruenti contro Israele. Indipendentemente dal fatto che l’uccisione di Yasin fosse o non fosse la cosa più giusta da fare in questo momento, si è trattato di un passo reso legittimo dalla situazione che la sua presenza creava.

Prof. Barry Rubin
(Esclusiva italiana per L’opinione)


 


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